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Evoluzione della specie all'epoca del Coronavirus

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Pubblicato da in BENESSERE ·
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Da migliaia di anni l'uomo si evolve in base alle sue necessità e all'habitat dove vive.
Oggi siamo sempre più seduti, sempre più attaccati allo smartphone, le gambe sempre meno utilizzate... cosa succederà nei prossimi decenni al corpo umano? E a che prezzo?
Ecco una proiezione ⤵️

”Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” scriveva Ippocrate, “Noi siamo ciò che mangiamo” replicava il  filosofo Feuerbach nell’Ottocento. Nel Terzo Millennio oramai è chiaro che “siamo come ci muoviamo”. Gli antichi non sbagliavano, è che fino a cinquant’anni fa le giornate del genere umano erano decisamente diverse e muoversi era parte della quotidianità come respirare – nessuno pensava di poter vivere senza. Oggi possiamo tendenzialmente sopravvivere invece limitando al minimo qualunque movimento, dal fare le scale allo strizzare il bucato. Il progresso tecnologico ha reso tutto meno faticoso, l’industria commercializza quello che un tempo si faceva a mano e fra Internet e le consegne a domicilio, non serve neppure uscire di casa per procacciarsi del cibo. E questo sta influendo non solo sul nostro stile di vita, ma sul nostro corpo.
La composizione del corpo dell’uomo moderno è molto diversa da quella degli altri primati e dei nostri antenati. Ci siamo evoluti in base alla necessità di ambientarsi e sopravvivere nell’habitat in cui ci troviamo, tanto da aver nei millenni modificato il nostro cervello e la nostra struttura fisica. Abbiamo meno pelle, più grasso corporeo, muscoli localizzati maggiormente negli arti inferiori e abbiamo progressivamente eliminato alcuni organi e parti corporee, come la coda. Ma come saremo, se ci saremo ancora, tra cento, mille o un milione di anni? In che direzione ci stiamo evolvendo oggi?
Fra un secolo
Sempre più seduti e attaccati a smartphone e computer, di questo passo ci serviranno sempre meno le gambe e svilupperemo arti superiori ancora più performanti. L’azienda Maple Holistics ha provato ad immaginare come saremo nel 2100, ossia a brevissimo. Ipotizzano che la spina dorsale si modificherà e la schiena sarà completamente curva a causa della postura assunta per le innumerevoli ore davanti ad un computer. Il collo avrà muscoli più forti ma sarà più tozzo, tutta colpa dallo smartphone, le mani avranno dita più lunghe, per meglio digitare sulla tastiera, e le braccia si modificheranno per meglio adattarsi a sedia e scrivania. Secondo gli studiosi potremmo sviluppare nuovamente una seconda palpebra, questa volta per filtrare la luce degli schermi. Grazie alla globalizzazione e alla mobilità sul pianeta, spariranno le variazioni del genoma umano relative a caratteristiche regionali, per esempio il colore della pelle o dei capelli. Avremo quindi un’unica sembianza, parleremo una sola lingua. Fantascienza? La serie tv Year Million,recentemente trasmessa negli States, che esplora il futuro del genere umano, ha ingaggiato come consulente il fisico teorico della Columbia University di New York, Brian Greene, che prevede come il nostro organismo e l’elettronica saranno sempre più integrati. I nostri discendenti saranno ibridi uomo-macchina ad altissima tecnologia, e su questa visione concordano in molti, contando che già oggi produciamo organi artificiali, abbiamo pacemaker che aiutano il cuore, impiantiamo apparecchi acustici e costruiamo protesi super tecnologiche.
Dolori diffusi
L’evoluzione è un processo inarrestabile ma anche molto lento, e nel mentre i cambiamenti nel nostro stile di vita hanno effetti nell’immediato, disastrosi. Il 90% della popolazione italiana, perfettamente in media con gli altri 32 Paesi in cui è stato condotta l’indagine Global Pain Index, promossa da GSK Consumer Healthcare, provano dolore fisico. Il dolore fisico più frequente è quello alla schiena (33%), seguito dal dolore lombare (27%), e cervicale (25%).  Pare che le donne risultino le più soggette a soffrire di queste forme di dolore. Il dolore si presenta non appena si svolgono normali sforzi fisici come fare le scale a piedi o portare le borse della spesa, ossia attività che dovrebbero essere svolte invece con disinvoltura. I muscoli sono atrofizzati e la mancanza di attività fisica li indebolisce, accorciandoli e facendogli perdere tonicità. Cronica spesso la sensazione di sentirsi “arrugginiti”, sentendo la difficoltà di eseguire movimenti semplici, come chinarsi, incrociare le gambe, sollevare le braccia: la mancanza di flessibilità e di mobilità articolare sono un sintomo della sedentarietà e un campanello d’allarme preoccupante. Torcicollo, dolori alle spalle e alla schiena sono i segnali che precedono le sempre più frequenti cifosi (la “gobba”), lordosi (l’infossamento della colonna vertebrale), ernie al disco e altri problemi alla spina dorsale. La mancanza di attività muscolare e di carico danneggia anche le ossa che perdono di densità, con una crescente incidenza dell’osteoporosi, e lo stare seduti influenza la corretta circolazione con un rischio di accumulo di liquidi nelle estremità, comparsa di vene varicose, tromboflebiti e coaguli nel sangue. A livello di metabolismo, l’eccessiva sedentarietà provoca l’accumulo di grasso corporeo, ma aumenta anche il rischio di diabete e malattie cardiovascolari, forme di insulinoresistenza che possono portare all’insorgenza di diabete di tipo 2, soprattutto – dicono gli studi – nelle donne. Non solo, la sedentarietà porta anche al rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro e di patologie cardiocircolatorie.
Cambiamenti cronici
Secondo l’ISTAT il 39% dei residenti in Italia è affetto da almeno una malattia cronica, e il dato è in continua crescita (soprattutto nella classe 55-59 anni, dove ne soffre bel il 53% della popolazione e soprattutto fra le donne): ipertensione, artrosi/artrite, allergie, osteoporosi, bronchi e diabete, fra le principali. L’OMS le ha definite un’epidemia invisibile perché sono infatti la principale causa di morte soprattutto nei paesi industrializzati. Oltre a caratteristiche come l’età e la predisposizione genetica, infatti, molto spesso alla base di queste patologie ci sono fattori di rischio come un’alimentazione poco sana, il consumo di tabacco e di alcol, il poco esercizio fisico. Secondo i dati contenuti all’interno del report dell’OMS dal titolo  “Proiezioni di mortalità e cause di morte, 2015 e 2030”, nel 2030 in Europa vivremo due anni in più, di contro però si assisterà a un aumento del 38% di malattie, prime fra tutte le coronopatie, l’infarto miocardico e il diabete, perché se vivremo di più non è detto che lo faremo con una elevata qualità della vita.



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